Quando si parla di “tolleranza”…
Dal Dizionario della Lingua Italiana Sabatini Coletti:
tolleranza [tol-le-ràn-za] s.f.
- 1 Capacità di resistere a condizioni sfavorevoli o potenzialmente dannose SIN sopportazione […]
- 2 Disposizione a comprendere e a rispettare idee e comportamenti diversi dai propri: t. culturale, religiosa; atteggiamento comprensivo SIN indulgenza […]
- 3 Lo scarto ammesso rispetto a un valore stabilito SIN margine […]
Ho deciso di iniziare questo pezzo così, ex abrupto, senza troppi giri di parole. L’ho fatto perché il termine “tolleranza” davvero non lo sopporto! Mi irrita, mi urta profondamente. Eppure lo incontriamo molto spesso, soprattutto quando si parla degli altri, i diversi. Del resto, in una società come la nostra, così varia, così composita, così complessa, la “tolleranza” diventa fondamentale, quantomeno per garantire il quieto vivere…
Ma perché gli altri devono essere “tollerati”? Non sarebbe forse meglio rispettarli? O addirittura imparare che in questo mondo la diversità non è un problema da superare, ma un dato di fatto imprescindibile? Accetteremmo noi di essere “tollerati”?
Proviamo a rileggere i primi due punti della definizione: saremmo felici che la nostra diversità (sì, perché siamo NOI i DIVERSI agli occhi degli altri!) fosse considerata una «condizione sfavorevole o potenzialmente dannosa»? Gradiremmo di essere trattati con un «atteggiamento comprensivo», con «indulgenza»?
E non nascondiamoci dietro scuse del tipo: “Non stiamo a guardare il significato letterale, non pesiamo le parole”! Ogni parola ha una sua storia e un suo significato e l’uso che se ne fa spesso dice molto di più sulle nostre intenzioni di quello che vorremmo rivelare.
“Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.”
novembre 26th, 2009 - 18:45
è vero, TOLLERANZA è ormai una parola onnipresente e sempre più snervante. la si usa troppo e quasi mai in contesti adeguati. temo sia frutto della terribile routine, che va a colpire (purtroppo) anche il proprio modo di esprimersi.