Uno sguardo all’attualità: crocifisso e radici cristiane
In questi giorni molti miei amici sono coinvolti in discussioni più o meno animate sulla recente sentenza della Corte Europea circa la legittimità del crocifisso in classe. Poiché se ne parla da più parti, non riporterò la notizia. Mi limito ad alcuni link, nel caso qualcuno fosse a digiuno sull’argomento: LaRepubblica, Il Corriere della sera.
Ricordo ancora quando, in seconda superiore, abbiamo discusso dell’argomento durante l’ora di religione: la maggior parte della classe era, più o meno consapevolmente, contraria alla presenza del crocifisso e il professore, evidentemente incapace di motivare la sua posizione e soprattutto di prendere consapevolezza che si potesse pensarla diversamente, ha deciso che da quel giorno non ci avrebbe più rivolto la parola, neppure per un saluto in corridoio. E così ha fatto! Per fortuna, l’anno successivo ci è stato assegnato un altro insegnante (sia chiaro: non certo a causa di questo litigio!).
A dire il vero, già allora la mia opinione sulla questione non era ben delineata. Sono una cristiana cattolica praticante, la fede ha una parte molto importante nella mia vita, mi ha plasmato profondamente, ha orientato molte mie scelte: senza, non sarei più io. Questo dovrebbe forse bastare a suscitare in me indignazione per l’accaduto? Non ne sono così sicura.
D’altra parte, lo spirito di tolleranza, ormai imprescindibile in una società come la nostra, ci induce a credere che sia giusto limitarsi per non infrangere la pace sociale. Ma è giusto oscurare se stessi per non infastidire l’altro? E se l’altro non facesse lo stesso con noi?
Credo che gli aspetti da analizzare siano molti; ne ho riportati solo alcuni tra quelli usciti nelle discussioni dei miei amici. Tuttavia, poiché non mi piace parlare per gli altri, mi soffermerò su un solo punto, quello che sento più vicino al mio modus cogendi.
Da più parti si è sentito dire che togliere il crocifisso dalle aule sia un’offesa e un rinnegamento delle radici europee: non discuto la veridicità dell’affermazione e tralascio il caso dei laici che la pensano così, ma anche molti cattolici hanno avanzato questa considerazione a difesa della loro opinione. Ovviamente, per un cattolico/cristiano la croce è molto più di questo, è l’evidenza di un amore e di un sacrificio infiniti, è ciò che distingue profondamente il nostro Dio.
Dunque, un crocifisso appeso in un luogo pubblico sarebbe così importante per la nostra definizione identitaria? E soprattutto, la sua assenza la metterebbe in discussione?
Voglio dire: non è forse molto più scandaloso che non ci si accorga neppure che lì sul muro ci sia effettivamente appeso un crocifisso? Che davanti a Nostro Signore si possa bestemmiare o commettere ogni sorta di nefandezza? O ancora: non dovrebbe irritare ancora di più la nostra coscienza cristiana il fatto che il crocifisso sia esibito come un gioiello, magari all’interno di una pubblicità dalle chiare sfumature erotiche? Perché ci ricordiamo di quello che sta dietro a una croce solo quando sono gli altri, i diversi ad “offenderla” e non quando siamo NOI a denigrarla?
La solita incoerenza…
novembre 26th, 2009 - 17:20
benché molto più “laica” (tra virgolette, perché non lo sono davvero…!) di te, condivido in pieno la tua riflessione. ritengo che quasi sempre ci si accorga delle cose solo quando ce le vorrebbero “togliere”, ma non per il loro vero valore, ma per un puro fatto di triste abitudine…
novembre 26th, 2009 - 17:44
Complimenti per il blog!
Ti ho linkato su quello dove scriviamo noi. Ovviamente ha una veste grafica molto meno bella che testimonia la matrice letteraria del suo curatore….:-(
A presto!