sixsia Un altro mondo è possibile…

12set/102

Problemi di complessità. Analisi sui sintagmi nominali nell’italiano infantile

Abstract

L'elaborato di tesi specialistica qui riassunto si propone di studiare il parlato spontaneo di sette bambini di età compresa tra 1;9.24 e 2;6.19 anni, parlanti l’italiano come prima lingua, al fine di valutarne la capacità di produrre sintagmi nominali complessi in diverse posizioni frasali.

In particolare, il lavoro di analisi si articola in due sezioni: nella prima si affronta la comparazione tra sintagmi nominali (DP) semplici, cioè costituiti da una sola parola, e complessi, vale a dire formati da due o più parole, nelle tre distinte posizioni frasali di soggetto preverbale, soggetto postverbale, complemento; nella seconda parte, invece, si studia il fenomeno dell’omissione del determinante all’interno di DP situati in posizione di soggetto preverbale, soggetto postverbale, oggetto diretto e complemento indiretto.

Il corpus, costituito da trascrizioni di file provenienti da CHILDES e dal corpus di Ferrari-Matteini, è stato analizzato manualmente, mediante l’utilizzo di tabelle costruite ad hoc; sono state considerate solo le frasi dichiarative sia con verbo a flessione finita che con Root Infinitive, mentre le frasi ambigue o incomprensibili e le ripetizioni di frasi precedenti del bambino stesso o dell’adulto sono state ignorate, secondo gli standard trovati in letteratura.

22nov/091

Quando si parla di “tolleranza”…

Dal Dizionario della Lingua Italiana Sabatini Coletti:

tolleranza [tol-le-ràn-za] s.f.

  • 1 Capacità di resistere a condizioni sfavorevoli o potenzialmente dannose SIN sopportazione […]
  • 2 Disposizione a comprendere e a rispettare idee e comportamenti diversi dai propri: t. culturale, religiosa; atteggiamento comprensivo SIN indulgenza […]
  • 3 Lo scarto ammesso rispetto a un valore stabilito SIN margine […]

Ho deciso di iniziare questo pezzo così, ex abrupto, senza troppi giri di parole. L’ho fatto perché il termine “tolleranza” davvero non lo sopporto! Mi irrita, mi urta profondamente. Eppure lo incontriamo molto spesso, soprattutto quando si parla degli altri, i diversi. Del resto, in una società come la nostra, così varia, così composita, così complessa, la “tolleranza” diventa fondamentale, quantomeno per garantire il quieto vivere…

Ma perché gli altri devono essere “tollerati”? Non sarebbe forse meglio rispettarli? O addirittura imparare che in questo mondo la diversità non è un problema da superare, ma un dato di fatto imprescindibile? Accetteremmo noi di essere “tollerati”?

Proviamo a rileggere i primi due punti della definizione: saremmo felici che la nostra diversità (sì, perché siamo NOI i DIVERSI agli occhi degli altri!) fosse considerata una «condizione sfavorevole o potenzialmente dannosa»? Gradiremmo di essere trattati con un «atteggiamento comprensivo», con «indulgenza»?

E non nascondiamoci dietro scuse del tipo: “Non stiamo a guardare il significato letterale, non pesiamo le parole”! Ogni parola ha una sua storia e un suo significato e l’uso che se ne fa spesso dice molto di più sulle nostre intenzioni di quello che vorremmo rivelare.

“Non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.”